Il Gran Ballo della Fillotassi

Il Gran Ballo della Fillotassi

Ogni bambina del mondo ama, fortissimamente ama, compiere, ogni volta che può, un gesto universale: girare e rigirare su se stessa per vedere la sua gonna che le si gonfia e le si allarga intorno.

Se dipendesse da lei, fino ai sette anni non esisterebbe altro criterio per la scelta di un abito. Le bambine dell’archetipo Atena o Artemide forse sono lì che storcono il naso mentre si infilano i loro calzoncini corti ma, magari per un solo attimo, resteranno incantate a guardare le amiche.

Perché nel momento in cui quella gonna magica si apre e inonda la stanza, mentre quella bambina, la Bambina del Mondo, gira come una Sufi, come una Dervishi meravigliosa, la felicità che sprigiona sembra quasi di poterla vedere a occhio nudo.

La moda dei secoli passati, ancora presente in moltissimi abiti da sposa e da cerimonia, si basava su gonne che più ampie non si poteva.

Perché quando giriamo su noi stesse con un abito così, è un’intera Galassia che stiamo disegnando.

E noi, lì al centro della creazione, siamo il Sole.

In quel momento siamo eterne dee madri, siamo le creatrici del campo magnetico, siamo le signore dei venti. In quella giravolta siamo onnipotenti! .. per poi naturalmente cadere a terra e ridere come matte perché gira tutto!

Ogni fiaba romantica che si rispetti raggiunge l’apoteosi con il Ballo, grande e maestosa scena archetipica, forse ancora più emozionante del Matrimonio Alchemico.

Tra le braccia del Principe Azzurro, i movimenti a spirale della coppia vengono enfatizzati dall’abito della Principessa, focus visivo indiscusso della scena.

Il ballo della Bella e la Bestia e quello di Cenerentola risultano indimenticabili perché mimano il cosmo: tra ellissi e spirali, sono moti non solo che l’occhio coglie, ma che in quel momento la nostra Anima ricorda.

Nel mondo di natura la Fillotassi, la crescita a spirale di tutti quegli alberi che emettono le foglie secondo ordine preciso, in modo tale che la sesta foglia risulti sempre parallela alla prima, segue un moto ritmico e cadenzato che si ripete e si ripete, fino a che comparirà una fronda più o meno maestosa, di cui noi esseri umani ammiriamo l’apertura esattamente come una bambina di cinque anni ammira la sua gonna a palloncino.

In queste immagini potenti non c’è separazione, mai, né solitudine, perché è nell’universo dei simboli che sempre compartecipiamo alla Vita, ed è lì che non possiamo proprio fare a meno di sentirci un tutt’uno.

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