Fronde, Chiome e Antiche Alleanze

Fronde, Chiome e Antiche Alleanze

Nella fiaba di Basile intitolata Le Tre Fate viene minuziosamente descritta una scena meravigliosa.

Cicella è la principessa buona, l’eroina che, già come il suo nome già ci suggerisce, “avrà da farsi”.

Un’eroina che non verrà messa a dividere semi, non dovrà pungersi il dito con l’arcolaio, non dovrà scalare montagne di vetro, niente di così eroico e neppure di così faticoso.

Il suo compito sarà SPIDOCCHIARE I CAPELLI ALLE FATE CUSTODI di questa strana casetta ben nascosta in fondo ad un dirupo.

A turno, ciascuna fata si scioglierà la treccia sul grembo di Cicella, così che la ragazza, con un bellissimo pettine di corno di bufalo lucente in mano, possa passare al setaccio le tre chiome fatate.

“Cosa vedi?”.

Che domanda meravigliosa.

Cosa vediamo nella realtà che abbiamo tra le mani? cosa passano i nostri pettini? i nostri setacci? cosa frugano le nostre dita in mezzo all’ordinaria e straordinaria quotidianità del vivere?

Cos’è che si annida tra i nostri stessi pensieri, impressioni?

Cicella risponderà: “Vi trovo lendini e pidocchi, perle e granatini”.

Alle fate non occorre altro per dare alla RAGAZZA-ANIMA tutto ciò che desidera.

Perché lei ha saputo vedere.

Cicella non ha mentito, non ha esitato, ma non si è nemmeno concentrata solo sul brutto: nei capelli delle fate c’è di tutto, come nella vita stessa.

Passare le dita tra i capelli di un’altra donna sul proprio grembo.

Un gesto, ormai quasi scomparso, di profonda cura per chi lo offre, un atto di fiducia e di apertura all’intimità per chi lo riceve.

Un tempo le donne si curavano i capelli tra loro come SEGNO D’ALLEANZA.

Moltissime PIANTE SACRE partecipavano a questi rituali per la salute del capello e, di conseguenza, di tutta la sfera della nostra emotività.

Non solo l’Ortica.

L’ultimo risciacquo dopo aver lavato i capelli veniva fatto con l’acqua dei fiori di rosmarino, perché ripuliva bene dalle squame e ridestava l’energia dei bulbi piliferi. Da sempre usato, inoltre, per onorare e connetterci alle antenate.

La salvia, per tonicizzare e astringere, nonché per scurire le tonalità.

La bardana, per sgrassarli a fondo.

L’olio di lavanda, per massaggiarli alla fine, scioglierne i nodi e rallentarne la caduta.

La betulla, per addolcirli. L’arnica, per rinforzarli.

Le noci, per lucidarli. Girasole, equiseto, verbena, fieno greco.

Forse impossibile fare l’elenco completo ma un tempo non potevamo non intuire, istintivamente, l’azione sottile, non solo fitoterapica, degli Spiriti Vegetali su uno dei punti di nostra maggiore sensibilità: i capelli.

Il topolino di Ratatouille con le ciocche di Linguini, Sansone, la treccia di Raperonzolo, i capelli donati al fuoco Calcifer da parte di Sophie ne Il Castello Errante di Howl, le Streghe che si pettinano quando piove con il sole: una cornucopia infinita di immagini e ricordi.

Sempre potenti, come quelle spazzole d’argento delle nonne, come quelle mantelline da riporre poi con cura in un altro tempo.

Come quegli impacchi e quelle serate passate tra di noi “solo” a scioglierci i nodi.

Hai detto niente.

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